23-8-2018
“Bene gli investimenti cinesi sui nostri porti, in particolare sullo scalo di Trieste, ma attenzione a non essere ingenui, perché serve trattare alla pari. Mi auguro che il ministro Tria, prossimo a un’importante missione in Cina, non metta in palio i nostri asset strategici come quando corteggia Pechino per far loro acquistare i nostri titoli di Stato”. Lo afferma l’eurodeputata Pd Isabella De Monte, entrando nel merito dell’importante missione a Pechino, a fine mese, che coinvolgerà il ministro dell’Economia e una delegazione italiana rappresentativa di importanti realtà economiche e infrastrutturali del Paese, compresi i porti, in particolare quello triestino, da tempo negli interessi cinesi nel quadro dei massicci investimenti messi in campo dalla Cina per lo sviluppo della cosiddetta Via della Seta.
Secondo De Monte “guardare a Pechino come interlocutore privilegiato è doveroso, ma è necessario a tenersi a distanza da esempi come il Pireo, dove la China Ocean Shipping ha iniziato un investimento che poi, nel 2009, si è tradotto nella privatizzazione dello scalo greco, azzerando la presenza sindacale e riducendo in modo drastico il numero di dipendenti diretti. Il Pireo è un esempio, non l’unico, della presenza cinese nei porti europei, in particolare in quelli mediterranei, che avrà evidenti ripercussioni a livello economico e geopolitico per l’Europa. Attraverso i porti passa il 70 per cento delle merci, gli investimenti cinesi passano attraverso la rotta della via della Seta ma non solo, e poi assicurano sempre vie multiple, di qui anche gli investimenti per le rotte via terra attraverso i Balcani. Non va poi dimenticato che porti come il Pireo potrebbero servire alla Cina per dare alla propria marina militare delle piattaforme che potrebbero servire per scopi non convenzionali”.
“L’Ue deve avere una strategia complessiva forte e chiara nei confronti di Pechino – osserva De Monte – che ancora non esiste. Di recente ho sollecitato uno studio d’impatto della Commissione Ue sugli investimenti cinesi, che la Commissione ha ammesso di non avere ancora”.
