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SERTUBI: DE MONTE; CANCELLAZIONE DAZI SU PRODOTTO SEMILAVORATO E’ OTTIMO RISULTATO, CHE AUSPICO PERMETTA DI MANTENERE TUTTI I POSTI DI LAVORO

“La Commissione europea ha deciso di eliminare completamente i dazi antidumping sui tubi di ghisa semilavorati realizzati da Sertubi Jindal Saw Italia SpA e di dimezzare, dal 31,2% al 14,1%, i dazi sui prodotti finiti, cioè sui tubi rivestiti: è un ottimo risultato, che mi auguro permetterà di mantenere gli attuali livelli occupazionali nello stabilimento triestino”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd Isabella De Monte, commentando la decisione contenuta nel Regolamento di esecuzione della Commissione europea sui dazi, pubblicato oggi.
De Monte aveva presentato un’interrogazione alla Commissione Ue in cui chiedeva di eliminare o almeno ridurre i dazi provvisori imposti a Sertubi Jindal Saw Italia SpA in base alle regole comunitarie sulla concorrenza. All’interrogazione aveva risposto alcuni giorni fa la commissaria Cecilia Malmström, dicendo che l’indagine, arricchita di nuovi elementi, era in corso e che si sarebbe conclusa a breve.
Secondo De Monte “è un risultato soddisfacente e una buona notizia, soprattutto per i lavoratori, considerando che riduzioni così drastiche dei dazi, o addirittura la loro totale cancellazione, non sono affatto scontate. L’Ue tende infatti in linea generale a proteggere con tutti gli strumenti a sua disposizione le produzioni europee dalla concorrenza di Paesi terzi, come l’India o la Cina. Ma in questo caso – continua – come ribadito chiaramente anche nella mia interrogazione, siamo davanti a uno stabilimento che, pur utilizzando semilavorati di origine extraeuropea, apporta un importante valore aggiunto nella produzione, e lo fa in Europa, a Trieste”.
“Sono soddisfatta che la Commissione abbia valutato con grande attenzione questa vicenda – evidenzia De Monte – sulla quale il lavoro delle Istituzioni, dei lavoratori e dei loro rappresentanti sindacali, è stato importante e corale”.
“Ora è importante che vengano mantenuti i posti di lavoro – sottolinea De Monte -. Se i dazi imposti in modo stabile fossero rimasti agli stessi livelli di quelli provvisori, cioè al 31,2 per cento, ciò avrebbe potuto avere gravi ripercussioni economiche e occupazionali, forse compromettere la stessa sopravvivenza di questa realtà produttiva”.