Dopo una lunga attesa, dall’Ue è infatti arrivato il via libera a Marebonus e Ferrobonus, dispositivi del Governo che prevedono quasi 180 milioni di euro di incentivi per il potenziamento del trasporto merci su mare e via ferro fino al 2018, a vantaggio delle imprese italiane. Questi interventi, uniti alla nuova normativa comunitaria che semplifica la concessione degli aiuti di Stato, approvata alcuni giorni fa, daranno un vero slancio agli investimenti in infrastrutture. E’ un segnale dell’Europa che vogliamo, quella che favorisce crescita e lavoro.
E’ durante il panel sull’intermodalità, coordinato da Maurizio Ionico, amministratore unico di Fuc-Ferrovie Udine Cividale, che si è entrati nel dettaglio di Marebonus e Ferrobonus, previsti dalla Legge di stabilità 2016, che incidono direttamente sulle imprese operanti all’interno dei porti. Il Mare bonus prevede 138 milioni di euro tra il 2016 e il 2018 per l’allestimento di nuovi servizi marittimi, mentre il Ferrobonus riguarda il trasporto su ferrovia, nello specifico si tratta di contributi per servizi di trasporto ferroviario intermodale in arrivo e in partenza da nodi logistici e portuali in Italia, pari a 20 milioni di euro all’anno, sempre per il periodo 2016-2018. I due regimi di sostegno pubblico sono stati ritenuti conformi alle norme Ue sugli aiuti di Stato.
Al panel sullo sviluppo dell’intermodalità sono intervenuti anche il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, Zeno D’Agostino, e Marco Spinedi, presidente dell’Interporto di Bologna. Secondo Marco Spinedi “non è solo di investimenti che l’intermodalità ha bisogno per adeguare, potenziare e innovare le infrastrutture pubbliche sulla base di principi comuni a livello europeo, che certamente servono, ma anche e soprattutto di direttive e politiche europee chiare, slegate da qualsiasi lobby, che muovano verso l’integrazione. Ed è proprio quella dell’integrazione, la linea che Interporto Bologna ha deciso di consolidare e implementare più di tutte, strutturandosi come un hub aggregatore di tutti gli attori che compongono le catene logistiche e adoperandosi per facilitare e supportare fra gli stessi dinamiche collaborative”.
Secondo Zeno D’Agostino “negli ultimi due anni il porto di Trieste ha investito prevalentemente sull’intermodalità e la logistica. Siamo diventati il primo porto ferroviario d’Italia con un network intermodale che va da Ovest a Est, dal Lussemburgo fino all’Ungheria e che continua a crescere, tanto che nel primo quadrimestre del 2017 abbiamo registrato un incremento del 20 per cento del traffico ferroviario. Ci siamo inoltre focalizzati sull’integrazione con le realtà logistiche già esistenti sul territorio”.
Enrico Finocchi, della Direzione generale per il trasporto stradale e per l’intermodalità del ministero dei Trasporti ha spiegato che “siamo davanti a sfida globale, che è quella legata ai corridoi europei. Dobbiamo affrontare le difficoltà legate allo spostamento di merci in particolare da Nord a Sud, accorciando i tempi e facendo sistema. E’ fondamentale lavorare sull’intermodalità, legare le piattaforme spingendo anche sugli intervento privati, investire sulla connessione tra porti, rete stradale e ferroviarie. Non abbiamo gli spazi di cui dispongono gli scali del Nord Europa, ma dobbiamo fare di più”.
Giuseppe Marta, direttore della Direttrice Asse verticale di Rfi ha affermato che “oggi rispetto al 2010 in Italia si registra un aumento del 10 pe cento di traffico merci. Gli obiettivi delle politiche di governo devono essere l’interconnessione delle reti europee, il superamento dei colli di bottiglia ai valichi alpini, le strozzature del traffico nelle zone urbane e lo sviluppo del mercato ferro-mare. Collegare i porti alla rete ferroviaria è essenziale: 16 lo sono già, sugli altri si sta lavorando”.
In tema di sostenibilità ambientale è intervenuta Irene Priolo, assessore alla mobilità del Comune di Bologna, ricordando l’impegno che si sta mettendo in campo per investire sulla mobilità sostenibile, con strategie a livello metropolitano che coinvolgono 55 comuni che stanno elaborando un documento ad hoc. Manuela Rontini, consigliere regionale, ha illustrato alcuni dei principali interventi portati avanti in Emilia-Romagna negli ultimi due anni, in particolare gli investimenti ferroviari, sulla sicurezza del porto di Ravenna, il “piano triennale con un investimento di 1 miliardo di euro per concedere condizioni più dignitose dei treni e rinnovo degli autobus”.
